Odoya e la Storia.

9 maggio 2011 § Lascia un commento

Lunedì 2 maggio 2011, ospite di Montag

Paola Papetti, ufficio promozione di Odoya

Odoya è il nome del logo, un uccello che spiega le sue ali mentre nasce dalle acque.

“Odoya” attraversa misteriosamente diverse culture, è un’invocazione, un saluto, un nome proprio, un’espressione fonetica, è divinità ed elemento naturale… Odoya è il nome del fiume Niger per gli Yoruba; il grido con cui si invoca Yemanjà, la dea madre del mare nel culto afro-brasiliano del Candomblè; è un canto di lavoro della Georgia e il titolo della prima canzone dell’album “Kohuept, live in Leningrad” del 1987 di Billy Joel.

Odoya è un editore indipendente che crede nella saggistica divulgativa scientificamente rigorosa e si rivolge a un ampio pubblico grazie alla capacità di trasformare ricerche e studi nati in ambito accademico in strumenti di conoscenza e approfondimento accessibili. Pubblica novità e recupera opere dimenticate o trascurate di interesse artistico, storico, filosofico, letterario e musicale, riproponendole in edizioni riviste e aggiornate da nuovi apparati critici.

Ci siamo fatti raccontare da Paola le varie collane che formano il catalogo e alcuni dei titoli più significativi.

 Tracce di rossetto. Percorsi segreti nella cultura del Novecento dal Dada ai Sex Pistolsdi Greil Marcus parte da un semplice avvenimento: la pubblicazione del singolo intitolato Anarchy in the UK. Questo evento diede avvio alla trasformazione della musica pop in tutto il mondo. La canzone racchiude in sé una forma poetica schematica: la critica della società moderna; un concetto già formulato vent’anni prima da un gruppo francese di intellettuali: l’Internazionale Situazionista. Il gruppo, fondato nel 1957 da Guy Debord, divenne famoso durante il Maggio francese, quando le premesse delle loro critiche furono trasformate in precisi slogan poetici. In quest’opera, pubblicata in Italia per la prima volta nel 1991, Marcus delinea una storia alternativa del XX secolo, raccontata attraverso le avanguardie e quello che hanno rappresentato nell’evolversi della cultura contemporanea: nuovi linguaggi e un’estetica provocatoria destinati, nella loro critica alla società, a inserirsi come elementi di rottura e innovazione.

 New York. Ritratto di una città di Mario Maffi, professore straordinario di Cultura anglo-americana presso la Facoltà di Lettere e Filosofia dell’Università di Milano. Autore di La cultura Underground e Londra. Ritratto di una città, Maffi ha studiato, vissuto e amato New York e ce la racconta in questa guida colta e appassionata. Un ritratto capace di disegnare la mappa di un luogo dell’immaginario, di muoversi fra il “sopra” dei grattacieli e il “sotto” della metropolitana, fra i tanti villaggi in cui si suddivide la città, fra le migliaia di pagine che gli scrittori le hanno dedicato.

 Il marchese De Sade di Dante Serra e a cura di Francesca Mazzucato narra la singolare personalità del Marchese, le sue relazioni multiple, il suo libertinaggio dichiarato, le continue incarcerazioni e internamenti in manicomio. Attraverso il racconto non solo della sua vita avvincente e della contrastata stesura delle sue opere, ma soprattutto dello svilupparsi del suo originalissimo pensiero, Serra ci restituisce il ritratto di un grande filosofo libertino. Accusato di flagellazione, depravazione, omosessualità e sodomia dal regime monarchico Donatien Alfonse Françoise De Sade fu incarcerato e dall’interno delle mura della Bastiglia, nel 1785, scrisse il suo Le 120 giornate di Sodoma o la scuola del libertinaggio. Il successivo  Justine o le sventure della virtù, del 1791 gli varrà la condanna del nuovo governo giacobino al quale aveva aderito.

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